Lasciamoli in pace, gli animali notturni

Dopo averne rimandato più volte la visione, decidiamo di dedicare un po’ di tempo ad Animali Notturni, il famoso film di Tom Ford di cui tanto bene si è parlato.

Non voglio annoiare il lettore più di quanto mi sia annoiata io (forse è impossibile) e quindi andrò direttamente al punto. Il film è incapace di emozionare o di interessare; la sceneggiatura è superficiale e scontata; gli attori fanno dubitare delle loro capacità anche il più ben disposto degli spettatori.

La storia è così insulsa che invano abbiamo aspettato un controfinale o un particolare che potesse di colpo rivelare che tutta la banalità che avevamo subito era solo una cornice per… un fake per… un simulacro di trama per ingannarci. E invece niente.

[SPOILER]

E’ davvero solo la storia di una donna ricca e annoiata che improvvisamente, dopo vent’anni, ripensa alle sue scelte di vita (abbandonare il marito che aveva sposato per amore/far dispetto alla propria madre, per sposare un altro uomo, più ricco; abortire nonostante la sua asserita fede cattolica; dedicarsi a mettere in mostra l’arte altrui invece di creare la propria).

Questo ripensamento nel film è narrato da scene tutte uguali in cui lei legge con aria accorata, per lo più a letto o sul divano, all’interno della sua casa favolosa, talvolta piangendo o spaventandosi. E cosa legge? Qualche profondo capolavoro della letteratura capace di smuovere le sue più recondite emozioni? Qualche potente manuale di psicologia che risvegli i suoi rimossi? Qualche frivolo ma efficace instant book di un life coach all’ultima moda? No, legge una storiellina di serie B che il suo ex marito ha scritto e le ha mandato per posta in forma di dattiloscritto, perché lei sia la prima “lettrice”. La storiellina di serie B sembra proprio la sceneggiatura di un film di serie B e infatti questo è poi il film che ci tocca di vedere: perché man mano che lei legge, ci vengono mostrate le scene lette e quindi ci troviamo a vedere un film nel film. Se il primo film è noioso (è fatto solo di scene di lei in lussuosi interni), il secondo film è forse peggio: scontato, prevedibile, con battute pessime (forse a indicare che l’ex marito era davvero un fallito come scrittore) e una violenza posticcia; a tratti involontariamente ridicolo tanto sono stereotipati e piatti i personaggi.

Probabilmente l’idea era che, usando le facce dell’ex marito e della protagonista come facce dei protagonisti del B-movie, lo spettatore avrebbe creduto erroneamente (ohibò) che la trama del B-Movie fosse vera e quindi rappresentasse il passato della nostra protagonista. Ma questo non può succedere nemmeno al più distratto degli spettatori: i tempi non tornano, gli eventi non possono corrispondere. Quindi: sì, è proprio un B-Movie raffazzonato dentro un film patinato e noioso.

Dal momento che la protagonista non ci interessa affatto, il film non si salva nemmeno grazie ai flashback che dovrebbero spiegarci perché, come e quando lei abbia lasciato il suo primo marito, lo scrittore del romanzetto: e non si salva anche perché quelle sono forse le scene peggiori del film, in quanto le battute sembrano uscire direttamente dai foglietti dei baci perugina o dei biscotti della fortuna visto che si tratta solo di luoghi comuni e banalità.

Almeno, le batture del B-Movie le avrebbe asseritamente scritte un fallito. Le altre invece, sarebbero quelle per cui si è pagato il biglietto.

Denise Bresci

Della stessa sostanza di cui sono fatti i totani — We are such stuff as squids are made on

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